Gli spiriti dell’isola – The banshees of Inisherin

The Banshees of InisherinSe avete già visto, e probabilmente apprezzato, Tre manifesti a Ebbing, Missouri (del 2017) allora non farete fatica a riconoscere il caratteristico stile del regista/sceneggiatore irlandese Martin McDonagh anche nell’ultimo film: The Banshees of Inisherin – Gli spiriti dell’isola. La straordinaria capacità di McDonagh di dirigere gli attori, peraltro spesso affermati ed esperti “mostri sacri”, guidandoli nel percorso di interiorizzazione dei rispettivi personaggi, aiuta ad aumentare l’intensità della recitazione e la possibilità di esprimere un complesso mondo interiore anche andando al di là delle semplici parole pronunciate. Al termine della presentazione in anteprima del suddetto film alla 79° Mostra del cinema di Venezia, alla presenza dell’intero cast, il pubblico ha applaudito con vigore per dieci minuti abbondanti, e a pieno merito. Ma andiamo con ordine e ripartiamo dalla sinossi: siamo in una povera isoletta dell’Irlanda di circa un secolo fa. La guerra civile è alle porte ma resta sempre in secondo piano rispetto alla storia raccontata. Il titolo originale The Banshees of Inisherin è stato adattato in Gli spiriti dell’isola per rendere fin da subito l’immagine del luogo in cui ci troviamo e dell’atmosfera misteriosa che aleggia per tutto l’arco del racconto. Padraic (Colin Farrell) e Colm (Brendan Gleeson) sono grandi amici. Le loro giornate sono scandite da ritmi lenti, gesti semplici e abitudini consolidate come la presenza al pub alle ore 14 per sorseggiare una pinta di birra doppio malto. La cura e il grande affetto, soprattutto di Padraic, per gli animali della fattoria costituiscono il fulcro di ogni cosa. Asinelli, capre, buoi e cani sono talmente importanti da poter essere considerati, a ragione, attori di contorno. Anzi, a tratti divengono anche protagonisti assoluti. All’improvviso Colm chiede a Padraic di non parlargli più. Un’amicizia di lunga data viene interrotta quasi di punto in bianco. Si può facilmente immaginare quanto stupore e incredulità possa sorgere nell’animo di Padraic il quale viene tacciato di essere noioso. O meglio, lui stesso ammette di essere noioso ma non capisce come mai Colm si comporti in manera così perentoria e repentina. La situazione raggiungerà anche punti alquanto drammatici ma nondimeno misteriosi. Gli ulteriori punti focali sono due: il ruolo (a tratti cupo, divinatorio e imperscrutabile) delle – poche – figure femminili e la straordinaria poesia della scenografia. Impossibile non innamorarsi dell’Irlanda davanti alla tranquillità di quegli scenari bucolici e di quelle coste rocciose così a picco sull’oceano. Ciò che complica il tutto è qualcosa che non si manifesta in modo chiaro e limpido. La situazione che viene a svilupparsi pare governata solo in parte dalla volontà umana. Il gioco a cui ci sfida il regista McDonagh è proprio questo: farci pensare a quale sia il confine tra quanto è stato “spiegato” e quanto lasciato all’interpretazione di ogni singolo spettatore. Il film ha vinto il premio come miglior sceneggiatura al Festival del cinema di Venezia 2022 e Colin Farrell ha vinto la Coppa Volpi come miglior attore.

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