Dead for a dollar di Walter Hill

Dead for a dollarIl genere che ha storicamente caratterizzato il cinema mondiale è principalmente il cosiddetto “western”. Anche la Mostra di Venezia lo celebra spesso e così nel 2021 presentò Old Henry di Potsy Ponciroli mentre in questo 2022 di (auspichiamo) rinascita ecco che arriva Dead for a dollar di Walter Hill che non è il classico film western ma un film western classico. È un gioco di parole sottile ma più significativo di quanto sembri. È classico in tutti gli aspetti, dalla trama fino alle singole inquadrature. Alla Mostra del cinema di Venezia 2022 era fuori concorso ma non ancora fuori moda nonostante il genere abbia ormai attraversato quasi tutte le epoche della ultracentenaria storia cinematografica. La realizzazione tecnica è modernissima ma ogni altro elemento è, lo ripetiamo ancora una volta, ultraclassico. Corre l’anno 1897 e ci troviamo in quelle terre di frontiera situate tra gli Stati Uniti e il Messico. Max Borlund (Christoph Waltz nella sua ennesima magnifica interpretazione) è un cacciatore di taglie che deve recarsi in Messico per rintracciare Rachel (Rachel Brosnahan) e ricondurla a Santa Fe tra le braccia del marito il quale, in realtà, non ha nessun legame affettivo/sentimentale con la donna perché è semplicemente preoccupato per la propria reputazione. Durante lo svolgimento di questo incarico, Max si imbatte in Joe Cribbens (un Willem Dafoe perfetto per questo ruolo) ovvero un fuorilegge già detenuto in prigione. Rachel, a dispetto di quanto sopra, non è stata affatto rapita bensì fuggita volontariamente dal marito per tradirlo con un disertore dell’esercito americano e per di più “negro”. Tutto questo non è altro che la premessa, il preludio, ad un susseguirsi di inevitabili e spietate sparatorie tra vendette incrociate, dispetti e lunghe cavalcate nelle praterie messicane. Senza troppi giri di parole, siamo di fronte ad un film tecnicamente ineccepibile, recitato da interpreti con la “faccia giusta”, e caratteristiche indiscutibilmente centrate. Un film perfetto, quindi? No, semplicemente aderente ai canoni storicamente definiti per il genere “western”. Non c’è nessun tentativo di rottura degli schemi predefiniti e questo ne rappresenta un pregio, da un lato, ma un grosso limite dall’altro. Chi non ama il genere, continuerà a non amarlo e chi adora le sparatorie schiette tra duri cowboy trascorrerà un paio d’ore in territori già ampiamente conosciuti. Dalla ricostruzione delle cittadine di frontiera, alla colonna sonora in stile, dalle inquadrature che si incuneano tra le gambe divaricate dei pistoleri ai giochi a carte nel saloon, ogni cosa è saldamente al posto giusto. Per essere sinceri non è cosa semplice trovare ancora modi e metodi interessanti e soprattutto nuovi per inscenare la vita nel far west di fine ottocento e concediamo al regista Walter Hill il pregio di non avere azzardato ma di essere rimasto coerente alla tradizione senza rischiare più di tanto ma senza nemmeno tradire le aspettative. Waltz e Dafoe, interpreti impareggiabili, hanno (per dirla con semplici parole) il piglio giusto per il film giusto. Sarebbero già stati sufficienti loro due per riempire lo schermo con carisma e personalità ma al loro fianco anche i comprimari svolgono a dovere il rispettivo compito.

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