Adam (2021)

Adam

In un paese arabo moderato, il Marocco, in cui la condizione femminile è in via di lentissimo miglioramento, convivono ancora forti contrasti tra la spinta verso la modernità e l’attaccamento alla tradizione. E’ proprio in questa nazione dell’Africa nord-occidentale che la regista e sceneggiatrice Maryam Touzani (lei stessa marocchina) ha coraggiosamente scritto e diretto un film tutto al femminile. Nonostante il timido impulso verso l’emancipazione, le donne locali sono ancora lontane dalla conquista della parità di diritti; basti pensare che in Marocco è ancora, almeno formalmente, consentita la poligamia. In questo contesto si inserisce una storia ispirata da vicende realmente accadute durante la vita della regista. Samia (Nisrin Erradi) è una ragazza in avanzato stato di gravidanza. Si aggira per i vicoli della città in cerca di lavoro bussando alle porte delle abitazioni private. L’incontro con Abla (Lubna Azabal) diventerà fondamentale per cambiare la vita ad entrambe le donne. La prima delle due porta in grembo il cosiddetto “figlio del peccato” ovvero il frutto di una relazione con uomo col quale non è legata da vincolo matrimoniale, mentre la seconda è ancora sconvolta dalla perdita del marito (morto per un incidente sul lavoro) e attenta a non fare mancare nulla alla piccola figlia Warda (Douae Belkhaouda). Tre donne di diversa età che, in qualche modo, si completano ed aiutano a vicenda. Anche la giovane Warda risulterà fondamentale nel collegamento tra sua madre e la nuova arrivata. Abla si guadagna da vivere cucinando tipici prodotti da forno locali come rziza e msemen, ovvero cibi semplici ottenuti con ingredienti “poveri” come farina, acqua, sale e poco altro, riuscendo così a sfamare se stessa e la figlia. La fornaia non sarà tenera, al primo diffidente impatto, con Samia ma cambierà gradualmente atteggiamento consentendo un miglioramento dei reciproci rapporti che arriveranno a cementare un legame di aiuto reciproco. Non si tratta di un semplice incontro tra due persone ma di qualcosa di molto più complesso. Ognuna porta dentro di sè dolori di diversa estrazione, di diverso tenore eppure di uguale struggente dirompenza. Il coinvolgimento in un racconto asciutto, essenziale, intimistico, profondo e mutevole trova un naturale completamento nella sua stessa essenza. Tra silenzi eloquenti e parole centellinate, la relazione umana tra Samia, Abla e Warda evolve e muta tanto lentamente quanto inesorabilmente in una, quasi, totale assenza di presenze maschili. Per questo motivo riteniamo, come già espresso più sopra, che il termine più appropriato per l’intera opera sia “coraggiosa”. Ciononostante, il film propone sottili spunti di riflessione ma non affonda mai il coltello nella piaga di una società tuttora maschiocentrica; prova a graffiare ma resta in un angolo ad osservare. Adam è il significativo titolo del film che evoca il primo biblico uomo nonchè primo essere maschile su cui si poggiano le speranze di rinascita delle due protagoniste. Venne presentato in anteprima al Festival di Cannes del 2019 nella sezione Un Certain Regard.

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